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Perché un programma di affiliazione alla Global Domain International (GDI ) potrebbe costituire, per università o centri di ricerca, un sistema innovativo per autofinanziarsi e, contemporaneamente, per premiare studenti o ricercatori particolarmente meritevoli?

Da tempo ormai l’università deve dimostrare di saper costruire delle entrate per la propria ricerca indipendentemente dai finanziamenti statali.
Buona parte dei finanziamenti possono arrivare dall’industria, ma esiste un ambito di ricerca che nessuna industria finanzierebbe mai per l’impossibilità di prevedere ritorni economici in tempi brevi (quale industria attualmente esistente avrebbe mai finanziato le ricerche di Einstein, per esempio?).

Contare sempre e soltanto sugli aiuti statali, per queste ricerche, significa non poter mai competere col resto del mondo, non tanto a livello di qualità, ma a livello di essenzialità operativa.
È questo che fa fuggire in America o altrove i cervelli italiani.
Mi riferisco a quella realtà, diventata ormai molto comune, che vuole laboratori delle università italiane “ridotti all’osso” in confronto con i laboratori messi a disposizione di un valido scienziato per esempio negli USA.
Non è solo lo stipendio alto a far fuggire i nostri cervelli, infatti, ma anche la capacità operativa offerta dalla struttura.>br/> Quelle autofinanziate hanno certamente ed indiscutibilmente più possibilità di quelle che dipendono esclusivamente dal finanziamento statale.

È altamente auspicabile, dunque, un metodo che permetta all’università o meglio al docente di ben guadagnare, indipendentemente da industrie e Stato, e che riesca a finanziare “alla grande” ricerche di questo tipo.

Il DPR 382 del 1980 ha aperto significative prospettive di finanziamento anche con collaborazioni con privati, ma ancora non sono sufficienti.

Altre forme di autofinanziamento non sono considerate per l’ente università, al momento, ma certamente sarebbero gradite ed auspicabili.

Il docente stesso può farsi carico di una forma di autofinanziamento se questa non implica perdite di ore lavorative, impegno e non richieda investimento iniziale.

Un programma di affiliazione potrebbe ben prestarsi ad essere uno di questi metodi che potremmo chiamare extra. Se ben gestito potrebbe diventare, oltre che una sicura fonte di finanziamenti, anche un premio da elargire a studenti, dottorandi, ricercatori a tempo determinato e potrebbe produrre guadagno attraverso questo stesso personale.
L’università o il centro di ricerca potrebbero, tra le altre possibilità, offrire l’affiliazione a dette persone quale premio, eventualmente per un tempo definito, in aggiunta ad un’eventuale borsa di studio o come incentivo in attesa della stessa.
Stimolando il giovane con una possibilità di guadagno extra e aiutandolo nel contempo a sviluppare una certa capacità manageriale nel “sapersi vendere”, si otterrebbe come risultato un finanziamento derivate proprio dalle capacità acquisite dall’omaggiato.

Il ricevente dovrebbe unicamente divulgare il nome del sito, che lavorerebbe per lui, ma potrebbe avere tutto l’interesse a fare una propria pubblicità per accrescere il numero delle affiliazioni ed il proprio guadagno. Dopo un certo numero di affiliazioni la “quota premio” pagata dal donatore si auto pagherebbe, non costituendo più una spesa per il donatore stesso. Il giovane potrebbe addirittura divenire economicamente indipendente e potrebbe non necessitare più della borsa di studio pur continuando l’attività di ricerca.
Il giovane, inizialmente costo per il donatore, diventerebbe quindi per lo stesso un guadagno attraverso l’aumento delle affiliazioni. Col passare del tempo, il ricevente continuerebbe ad essere una fonte di guadagno per il donatore, e indirettamente per l’università, pur scegliendo carriere differenti da quella universitaria, o lasciando l’ambiente universitario. Anche qualora dovesse recedere dall’affiliazione, infatti, costituirebbe il recesso di un singolo, mentre tutte le affiliazioni discendenti dalla sua passerebbero al donatore, che è a monte, lasciandogli praticamente invariato il guadagno.

Certo il programma di affiliazione dovrebbe essere affidabile e per un prodotto che richieda poco lavoro extra, per non distrarre troppo dalla ricerca o dalla docenza, per esempio un dominio.

Tutti sanno ormai che un dominio non è altro che il nome dato ad un host in una rete IP e che il possesso di un dominio proprio sul quale costruire un sito ha gli indiscutibili vantaggi della proprietà, senza che altri possano avere la benché minima possibilità di interferire nel contenuto (purché legale, ovviamente) o nella forma. Che sia inoltre un’esigenza sempre più diffusa nel mondo del web è ampiamente dimostrato dall’insorgere di siti che vendono domini.

Meglio naturalmente se la desinenza dopo il punto (dominio di primo livello è la dicitura corretta, e sono esempi di questa .org, .com, ecc.) non è propria di una regione geografica come potrebbe essere .it per poter avere una visibilità mondiale, una che abbia la stessa possibile divulgazione della primigenia e più famosa .com.

Meglio ancora se, con l’acquisizione del dominio, ci fosse la possibilità di avere un sito già fatto o di poter creare un sito molto velocemente, con facili maschere di costruzione, tanto da minimizzare l’impegno extra. Meglio ancora se si avesse la possibilità di abbinare diverse caselle e-mail (tali per esempio da permettere al beneficiario di gestire distintamente le mail personali da quelle accademiche), meglio ancora se a disposizione vi fosse anche un servizio di hosting.

A mettere a disposizione tutto quanto detto, dovrebbe essere una ditta seria, possibilmente in forte espansione sul mercato, con metodi di pagamento chiari e non assoggettati a condizioni o vincoli (niente se e ma per guadagnare, ma guadagni chiari e chiaramente definiti). Il sistema di vendita dovrebbe essere legale e non un sistema piramidale o altro sistema illegale.

Ecco perché l’affiliazione a Global Domain International GDI potrebbe essere la soluzione ideale.

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